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Categoria: Testimonianze letterarie

 

Studi

Flacelière 1937, pp. 37-38; Sordi 1958, p. 249; Mari 1999, pp. 97-109; Sánchez 2001, pp. 205 ss; Mari 2002, pp. 118 ss.

 

 

Φίλιππον τοίνυν τινὲς μὲν δήπου τολμῶσι λέγειν ὡς οὐδ’ ἐβούλετο Θηβαίοις Ὀρχομενὸν καὶ Κορώνειαν παραδοῦναι, ἀλλ’ ἠναγκάσθη· ἐγὼ δὲ τούτοις μὲν ἐρρῶσθαι λέγω, ἐκεῖνο δ’ οἶδ’, ὅτι οὐ μᾶλλόν γε ταῦτ’ἔμελ’αὐτῷ ἢ τὰς παρόδους λαβεῖν ἐβούλετο καὶ τὴν δόξαν τοῦ πολέμου τοῦ δοκεῖν δι’αὑτὸν κρίσιν εἰληφέναι, καὶ τὰ Πύθια θεῖναι δι’αὑτοῦ, καὶ ταῦτ’ ἦν ὧν μάλιστ’ ἐγλίχετο.

 

 

Traduzione

Ancora alcuni osano dire senza dubbio che Filippo non aveva intenzione di concedere ai Tebani Orcomeno e Coronea, ma fu costretto a farlo. A costoro io auguro ogni bene, ma so che a lui importava di ciò non più che di voler prendere il passo (delle Termopili) e di attribuirsi la gloria di aver posto fine alla guerra, e di presiedere i Pythia, e queste erano le cose cui maggiormente aspirava.