Stampa
Categoria: Testimonianze letterarie

 

Studi

West 1928, p. 263; Stein 1937, col. 1179; Bowersock 1965, p. 280; Jones 1971, p. 40; Manieri 2005, p. 144; Manieri 2009a, p. 22; Manieri 2014.

 

ἐν Πυθίοις ἐγίνοντο λόγοι περὶ τῶν ἐπιθέτων ἀγωνισμάτων, ὡς ἀναιρετέα. Παραδεξάμενοι γὰρ ἐπὶ τρισὶ τοῖς καθεστῶσιν ἐξ ἀρχῆς, αὐλητῇ Πυθικῷ καὶ κιθαριστῇ καὶ κιθαρῳδῷ, τὸν τραγῳδόν, ὥσπερ πύλης ἀνοιχθείσης οὐκ ἀντέσχον ἀθρόοις συνεπιτιθεμένοις καὶ συνεισιοῦσι παντοδαποῖς ἀκροάμασιν· ὑφὧν ποικιλίαν μὲν ἔσχεν οὐκ ἀηδῆ καὶ πανηγυρισμὸν ἀγών, τὸδαὐστηρὸν καὶ μουσικὸν οὐ διεφύλαξεν, ἀλλὰ καὶ πράγματα τοῖς κρίνουσιν παρέσχεν καὶ πολλὰς ὡς εἰκὸς ἡττωμένων πολλῶν ἀπεχθείας. Οὐχ ἥκιστα δὲ τὸ τῶν λογογράφων καὶ ποιητῶν ἔθνος ᾤοντο δεῖν ἀποσκευάσασθαι τοῦ ἀγῶνος, οὐχ ὑπὸ μισολογίας, ἀλλὰ πολὺ πάντων τῶν ἀγωνιστῶν γνωριμωτάτους ὄντας ἐδυσωποῦντο τούτους καὶ ἤχθοντο, πάντας ἡγούμενοι χαρίεντας, οὐ πάντων δὲ νικᾶνδ υναμένων. ἡμεῖς οὖν ἐν τῷ συνεδρίῳ παρεμυθούμεθα τοὺς τὰ καθεστῶτα κινεῖν βουλομένους καὶ τῷ ἀγῶνι καθάπερ ὀργάνῳ πολυχορδίαν καὶ πολυφωνίαν ἐπικαλοῦντας. Καὶ παρὰ τὸ δεῖπνον, ἑστιῶντος ἡμᾶς Πετραίου τοῦ ἀγωνοθέτου, πάλιν ὁμοίων λόγων προσπεσόντων, ἠμύνομεν τῇ μουσικῇ·

 

Traduzione

Durante i Pythia si parlava delle gare introdotte successivamente, perché bisognava sopprimerle. Dopo che si accettò, infatti, che ai tre concorrenti che c’erano sin dall’inizio, l’auleta pitico, il citarista e il citarodo, si aggiungesse anche il tragodos, come aperta una porta non riuscirono a contrastare la contemporanea e massiccia intrusione di audizioni di ogni genere: da ciò la gara ottenne una varietà non sgradevole e priva di piacevolezza, ma non serbò il suo carattere austero e strettamente musicale e inoltre riservò ai giudici noie e molte inimicizie, perché, com’è ovvio, molti erano gli sconfitti. Nondimeno ritenevano che fosse necessario allontanare dagli agoni la stirpe degli oratori e dei poeti, non per avversione nei confronti della letteratura, ma perché erano imbarazzati e infastiditi dinanzi a costoro, che erano di gran lunga i più famosi di tutti i concorrenti, ritenendoli tutti bravi e tuttavia non tutti potevano riportare la vittoria. Noi, dunque, nel Consiglio Anfizionico, cercavamo di dissuadere coloro che intendevano sconvolgere le cose stabilite e rimproveravano l’agone di avere troppe corde e troppe note, quasi fosse uno strumento musicale. E durante il banchetto che ci offriva l’agonoteta Petreo, tornati di nuovo sugli stessi argomenti, difendevamo la cultura letteraria.