Studi
Lafaye 1883; Lana 1951; Ringwood-Arnold 1960; Friedländer 1965; Leppin 1992; Caldelli 1993, pp. 125-126, cat. 06.
tu me nitidis Albana ferentem
dona comis sanctoque indutum Caesaris auro
30 visceribus complexa tuis, sertisque dedisti
oscula anhela meis; tu, cum Capitolia nostrae
infitiata lyrae, saevum ingratumque dolebas
mecum victa Iovem; tu procurrentia primis
carmina nostra sonis, totasque in murmure noctes
35 aure rapis vigili; longi tu sola laboris
conscia, cumque tuis crevit mea Thebais annis.
Traduzione
Fosti tu ad abbracciarmi strettamente al seno mentre portavo sulle chiome splendenti il premio della gara albana, rivestito del sacrosanto oro di Cesare, e a baciare commossa le mie corone. Tu, quando il Campidoglio disse di no alla nostra lira, vinta con me ti dolevi della durezza e dell'ingratitudine di Giove. Tu passi notti intere a cogliere, col tuo sensibile orecchio le prime parole delle mie poesie e a ripetere a bassa voce i versi che mi vengono già. Tu sei la sola testimone della mia fatica e coi tuoi anni crebbe la mia Tebaide.
(trad. di A. Traglia e G. Aricò)