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Categoria: Testimonianze letterarie

Studi

Lafaye 1883; Seek 1901; Lana 1951; Friedländer 1965; Caldelli 1993, p.155, cat. 64.

 

Attius Tiro Delphidius rhetor

Facunde, docte, lingua et ingenio celer,
iocis amoene, Delphidi,
subtextus esto flebili threno patris,
laudi ut subibas aemulus.

5    Tu paene ab ipsis orsus incunabulis
dei poeta nobilis,
sertum coronae praeferens Olympiae,
puer celebrasti Iovem.
Mox inde cursim more torrentis freti

10  epos ligasti metricum,
ut nullus aequa lege liber carminum
orationem texeret.
Celebrata varie cuius eloquentia
domi forisque claruit,

15  seu tu cohortis praesulem praetoriae
provinciarum aut iudices
coleres, tuendisadditus clientibus
famae et salutissauciis.
Felix, quietis si maneres litteris,

20  opus Camenarum colens,
nec odia magnis concitata litibus
armaret ultor impetus,
nec inquieto temporis tyrannici
palatio te adtolleres.

25  Dum spem remotam semper arcessis tibi,
fastidiosus obviae,
tuumque mavis esse quam fati bonum,
desiderasti plurima,
vagus per omnes dignitatum formulas

30  meritusque plura quam gerens.
Unde insecuto criminum motu gravi
donatus aerumnis patris,
mox inde rhetor, nec docendi pertinax,
curam fefellisti patrum;

35  minus malorum munere expertus dei,
medio quod aevi raptus es,
errore quod non deviantis filiae
poenaque laesus coniugis.

 

Traduzione

Azzio Tirone Delfidio, retore

Facondo, dotto, pronto di parole e di spirito, piacevolmente gaio, o Delfidio, ricevi questo canto funebre dopo quello di tuo padre, allo stesso modo che lo seguivi, suo emulo in gloria. Quasi dalla culla, poeta di un gran dio, con in fronte i fiori della corona olimpica, ancor fanciullo tu celebrasti Giove. Poi, impetuoso come un torrente, tu hai composto un'epopea in versi, tanto rapidamente quanto un oratore, libero da regole prosodiche, svilupperebbe un discorso. La tua eloquenza, celebre in più di un luogo, brillò nella tua città e fuori, quando tu ti presentavi, sia davanti al prefetto della coorte pretoria, sia davanti ai giudici provinciali per difendere dei clienti, la cui reputazione o la cui vita erano in pericolo. Fortunato se fossi rimasto in mezzo alla tranquillità delle lettere, intento ai lavori delle muse, e se gli odi sollevati dai processi non avessero sollevato contro di te delle vendette e se al tempo della tirannia tu non avessi ambito alla vita agitata della corte! Nel perseguire una speranza che si allontanava ogni giorno,  nello sdegnare i beni a tua portata, nel preferire che ogni successo fosse dovuto alle tue forze piuttosto che alla sorte, tu hai avuto molti ambiziosi desideri, sei passato per tutti i tipi di onori e hai meritato più di quanto non abbia ricevuto. Per cui, in conseguenza dell'attacco di gravi accuse, hai ottenuto il perdono in seguito alla pietà che ispirava il dolore di tuo padre.

Quando sei diventato retore, il tuo poco zelo nell'insegnamento ha deluso l'attesa dei genitori dei tuoi scolari. La bontà divina ha abbreviato i tuoi malanni; rapito a mezza età, hai avuto il vantaggio di non soffrire degli smarrimenti di tua figlia e della condanna di tua moglie.

(trad. di A. Pastorino)