Studi

Cavallaro 1984; Caldelli 1993.

 

ἐπὶ δὲ Γαΐου Τελεσίνου καὶ ἐπὶ Σουητωνίου Παυλίνου ὑπάτων εὐδοξότατόν τε ἅμα ἔργον καὶ ἕτερον αἴσχιστον ἐγένετο. ὅ τε γὰρ Νέρων ἐν τοῖς κιθαρῳδοῖς ἠγωνίσατο, καὶ νικητήρια αὐτῷ Μενεκράτους τοῦ τῆς κιθαρῳδίας διδασκάλου ἐν τῷ ἱπποδρόμῳ ποιήσαντος ἡνιόχησε.

 

Traduzione

Sotto il consolato di Gaio Telesino e di Svetonio Paolino si verificò un avvenimento degno di grandissima gloria e, contemporaneamente, se ne presentò un altro degno di grandissimo disonore. Quanto a quest'ultimo, Nerone gareggiò tra i suonatori di cetra, e dopo che Menecrate, maestro di arte citarodica, ebbe celebrato per lui un trionfo nel Circo, l'imperatore si esibì come auriga.

(trad. di Giuseppe Norcio)