Studi

Robert 1970b; Caldelli 1993.

 

ἐγεγόνει δὲ καὶ τέρατα ἐν τῇ Ῥώμῃ, ἄλλα τε καὶ ἐκ τοῦ ἀγάλματος τῆς Ἴσιδος, ὃ ὑπὲρ τὸ ἀέτωμα τοῦ ναοῦ αὐτῆς ἐπὶ κυνὸς ὀχεῖται: τὸ γὰρ πρόσωπον ἐς τὸ εἴσω μετέστρεψεν. ὁ δὲ Σαρδανάπαλλος καὶ ἀγῶνας ἐποίει καὶ θέας συχνάς, ἐν αἷς Αὐρήλιος Ἕλιξ ὁ ἀθλητὴς εὐδοκίμησεν, ὃς τοσοῦτον τοὺς ἀνταγωνιστὰς ὑπερῆρεν ὥστε πάλην τε ἅμα καὶ παγκράτιον ἐν τῇ Ὀλυμπίᾳ ἀγωνίσασθαι ἐθελῆσαι, κἀν τοῖς Καπιτωλίοις καὶ ἄμφω νικῆσαι. οἱ μὲν γὰρ Ἠλεῖοι φθονήσαντες αὐτῷ, μή῾τὸ λεγόμενον δὴ τοῦτὀ ἀφ᾽Ἡρακλέους ὄγδοος γένηται, οὐδὲ ἐκάλεσαν ἐς τὸ στάδιον παλαιστὴν οὐδένα, καίπερ ἐν τῷ λευκώματι καὶ τοῦτο τὸ ἄθλημα προγράψαντες: ἐν δὲ δὴ τῇ Ῥώμῃ καὶ ἐνίκησεν ἑκάτερον, ὃ μη δεὶς ἄλλος ἐπεποιήκει.

 

Traduzione

 

Allora furono visti a Roma molti prodigi, e in particolare quello del simulacro d'Iside, che si poteva vedere seduta su di un cane sulla cima del tempio, cosicché la faccia fosse rivolta verso l'interno. Sardanapalo però realizzava frequenti spettacoli, nei quali conquistò la gloria l'atleta Aurelio Elice, il quale superò tanto gli avversari, che nel gareggiare ad Olimpia allo stesso tempo sia nella lotta, sia nel pancrazio, e ai Capitolia,  vinse ad entrambi. Essendone perciò invidiosi gli Elei, affinché non fosse, come suol dirsi, l'ottavo dopo Ercole, non chiamarono alcun lotattore allo stadio, sebbene avessero iscritto anche questa gara nel catalogo dei giochi. A Roma però Elice vinse l'uno e l'altro, cosa che non fece nessuno eccetto lui.