Studi
Cavallaro 1984; Caldelli 1993.
Oratores et poetas non sibi panegyricos dicentes, quod exemplo Nigri Pescennii stultum ducebat, sed aut orationes recitantes aut facta veterum <c>a[m]ne<n>t<es> li<b>en[i]ter audivit, libentius tamen, si quis ei recitavit Alexandri Magni laudes aut [h]i<t>e<m> bo<no>rum retro principum aut magnorum urbis Romae virorum. ad Athen<a>eum audiendorum et Gr<a>ecorum et Latinorum [p]r<h>etorum vel poetarum causa frequenter processit. audivit autem etiam forenses oratores causas recitantes, quas vel apud ipsum vel apud praefectos urbis egerant. agoni praesedit et maxime Herculeo in honorem Magni Alexandri.
Traduzione
Ascoltava volentieri oratori e poeti, non però quando recitavano panegirici in suo onore – ciò che, seguendo l'esempio di Pescennio Nigro, considerava una cosa da stolti -, ma bensì quando declamavano orazioni o cantavano le gesta degli antichi eroi, e con particolare piacere se qualcuno gli recitava le gesta gloriose di Alessandro Magno, o anche dei buoni imperatori che lo avevano preceduto, o degli uomini illustri della città di Roma. Si recava spesso all'Ateneo per ascoltare i retori e poeti greci e latini. Ascoltava anche gli oratori del Foro che declamavano le arringhe che già avevano pronunciate davanti a lui o ai prefetti dell'Urbe. Presiedeva agli agoni, e soprattutto a quelli di Ercole, che venivano celebrati in onore di Alessandro Magno.
(trad. di Paolo Soverini)