Studi
Friedländer 1965; Stephanis 1988, n. 1078; Caldelli 1993, p.139, cat. 33.
Ὅσα λέγει τις ἄλλῳ μὴ ἀπὸ τέχνης τῆς ἑαυτοῦ, εἰς αὐτὸν ἀποβαίνει· ὅσα δὲ ἀπὸ τέχνης, εἰς ἐκεῖνον βλέπει, οὐδαμῶς δὲ εἰς αὐτὸν τὸν λέγοντα, ἀλλ'ὡς ἐπὶ τῶν βαναύσων τεχνῶν ὅσα ἔμαθέ τις εἰποιοίη ἀγαθόν, οὕτω καὶ ἐπὶ τῶν λοιπῶν. ὅσα μὲν γὰρ ἰατροὶ νομικὰ ἢ μάντεις ἰατρικὰ ἢ νομικοὶ μαντικὰ ἄλλῳ λέγουσι, ταῦτα εἰς αὐτοὺς τοὺς λέγοντας ἀποβαίνει· ὅσα δὲ νομικοὶ νομικὰ ἢ ἰατροὶ ἰατρικὰ ἢ μάντεις μαντικὰ λέγουσι, αῦτα ὡσπερεὶ κατορθούν των ἐν ταῖς τέχναις διαλάμβανε. ἔδοξέν τις ἰατρὸς λέγειν τινὶ ‘Ῥωμαῖος ὢν Ἑλληνίδα μὴ γάμει’. γαμήσας αὐτὸς ὑπὸ τῆς γυναικὸς ἐβλάβηπολλά. Ὧντις ἔχει χρείαν, τούτους χρὴ δοκεῖν εὐεργετεῖν ἢ μηδαμῶς γε βλάπτειν, ἐπεὶ οὐ χρήσεται τῇ ἐξαὐτῶν ὠφελείᾳ. Ἡρακλείδης ὁ Θυατειρηνὸς μέλλων ἀγωνίζεσθαι ἐν Ῥώμῃ τὸν τῶν τραγῳδῶν ἀγῶνα ἔδοξε τοὺς θεατὰς ἀποσφάττειν καὶ τοὺς κριτάς, καὶ ἐλείφθη· οὐ γὰρ ἄν τις τοὺς φίλους ἀποκτείνειεν ἀλλὰ τοὺς ἐχθρούς. τρόπον οὖν τινα ἔλεγεν αὐτῷ τὸ ἐνύπνιον ἐχθροὺς ἔσεσθαι τοὺς θεατὰς καὶ τοὺς κριτάς· ἄλλως τε καὶ οὐκ ἔμελλον αὐτῷ ἀποσφαγέντες οἴσειν ψήφους.
Traduzione
Se uno dice a un altro parole che non hanno rapporto con il proprio mestiere, l'esito ricade su di lui; ma se le sue parole sono in relazione con il suo mestiere, esse si riferiscono all'interlocutore, e assolutamente non a colui che ha parlato: e in ogni altro campo come nei mestieri più umili, è buona cosa se uno fa ciò che ha appreso. Infatti se i medici parlano a un'altra persona di diritto, o gli indovini di medicina, o i giuristi di mantica, l'esito ricade su coloro che hanno parlato; ma quando i giuristi parlano di diritto, i medici di medicina e gli indovini di mantica, valuta le loro parole come discorsi di persone esperte nelle rispettive professioni. Un medico sognò di dire a un tale: "Tu sei greco, non sposare una donna romana". Essendosi lui stesso sposato, subì molti danni a causa della moglie.
Se si ha bisogno di qualcuno, bisogna sognare di fargli del bene o almeno di non danneggiarlo, perché altrimenti non si avrà aiuto da parte sua. Eraclide di Tiatira, che avrebbe dovuto gareggiare a Roma nel concorso tragico, sognò di uccidere gli spettatori e i giudici, e fu sconfitto: infatti non accade che si uccidano gli amici, bensì i nemici. In un certo modo, dunque, il sogno gli annunciava che gli spettatori e i giudici gli sarebbero stati ostili; in ogni caso, una volta uccisi non potevano dargli il voto.
(trad. di D. Del Corno)
